Jessica Pratt Elvira

Lawrence Brownlee Lord Arturo Talbot

Franco Vassallo Sir Riccardo Forth

Nicola Ulivieri Sir Giorgio Valton

Roberto Lorenzi Sir Gualtiero Valton

Rodrigo Ortiz SirBruno Roberton

Irene Savignano Enrichetta di Francia

Direttore Roberto Abbado

direttore del Coro Roberto Gabbiani

il 23 gennaio il teatro dell’opera di Roma ha proposto in streaming I Puritani di Vincenzo Bellini, su libretto del conte Carlo Pepoli, per il quale Leopardi aveva scritto la famosa epistola in versi. per l’opera, proposta in un primo tempo con diversi titoli, fu scelto dal librettista il riferimento al dramma storico Têtes rondes et chevaliers di J. Francois Ancelot et J. Xavier Boniface. Ultima opera di Bellini, fu scritta a Parigi, città nella quale frequentò il salotto di Cristina di Belgioioso e nella quale avrebbe trovato presto grandi opportunità, se la morte non fosse presto sopravvenuta. Fu rappresentata il 25 gennaio 1835, durante il regno di Luigi Filippo, e riscosse subito un grande successo tanto che Bellini fu costretto a tagliare tre o quattro parti, per alleggerirne la durata. Ottenne 17 recite e ricevette le insegne della Legion d’Onore da Rossini, incaricato dal re.

L’opera ha una costruzione varia e articolata e coinvolge l’ascoltatore per la molteplicità dei motivi e per il lirismo belcantistico.

Il teatro dell’opera di Roma, dopo il successo sempre in streaming del Barbiere di Siviglia, con l’offerta di quest’opera ne conferma il risultato, donando al pubblico on line un momento di forte coinvolgimento ed emozione. Sono stati sfruttati molti spazi del Costanzi, ottenendo e rispettando lo stanziamento e tutte le precauzioni imposte dalla pandemia e ottenendo un risultato ottimale.

Direttore e orchestra sempre con mascherine, coro a metà platea con coristi opportunamente distanziati, mantengono perfetto il rapporto con il palcoscenico. I cantanti si alternano seguendo il libretto, e nonostante la mancanza della scena, riescono ad offrire oltre a canto e musicalità una interpretazione convincente. Da notare la scelta dei vestiti, vestiti di oggi, ma particolarmente curati e di raffinata eleganza. Jessica-Elvira con il suo splendido abito nuziale bianco nella prima parte e uno di colore azzurrino nella seconda, sempre raffinatissimo, gli interpreti maschili con vestiti da cerimonia che richiamano quelli ottocenteschi, particolarmente eleganti.

La scelta del cast è omogenea nella grande qualità. Vocalità ed espressività riescono anche se a distanza a coinvolgere lo spettatore in un’atmosfera d’incanto e di straordinaria emozione.

Jessica Pratt (soprano) è Elvira, tecnica vocale perfetta, ottimi fraseggio e legati, interpretazione coinvolgente, da notare un miglioramento negli anni che hanno portato la cantante a ruoli interpretativi sempre più riusciti e convincenti. Doveva nel 2020 andare in scena al S. Carlo di Napoli, ma la pandemia ha troncato ogni progetto. Laurence Brownlee (tenore) è sir Arturo, si rivela strepitoso nel ruolo, vocalità belcantistica pura, ottimi il fraseggio e l’interpretazione, meravigliosa e convincente interpretazione dell’aria “Credeasi misera da me tradita” insieme alla Pratt, raggiunge il fa sopracuto. Nicola Ulivieri (baritono) è un meraviglioso Sir Giorgio, dalla perfezione vocale e interpretativa, e insieme a Franco Vassallo (baritono), Riccardo Forth, sempre più coinvolgente nel corso dell’opera, chiude brillantemente il terzo atto con la famosa aria “Suoni la tromba e intrepido”, inneggiante alla libertà, tagliata in occasione della presentazione dell’opera ai Borboni di Napoli nella versione Malibran, per motivi di censura, (ma Bellini morì prima e non poté assistervi) ,Roberto Lorenzi (baritono-basso) è lord Gualtiero Walton. Notevoli anche se in ruoli minori Irene Savignano (soprano), Enrichetta di Francia e Rodrigo Ortiz (tenore), sir Bruno Roberton, giovani talenti del progetto “Fabbrica”, un cast d’eccezione, stellare.

Nei giudizi degli ascoltatori-spettatori on line, ad una rapida lettura, oltre al consenso e alla gioia di questo grande dono del teatro dell’opera di Roma, si è notato un atteggiamento critico rispetto alle regie precedenti la pandemia. In quasi tutti gli interventi è stata espressa una critica feroce verso alcune regie moderne, costosissime e ritenute non solo inutili, ma fuorvianti. In questa occasione a concerto le voci sono state esaltate e così il ruolo dei cantanti, tutti bravissimi. Le regie, essendo il teatro d’opera risultato di musica e scenografia, sono essenziali, ma non è necessario dovere a tutti i costi trovare elementi scenici di contemporaneità, non sempre convincenti e necessari. La mancanza di pubblico fa male, male ai protagonisti, privati del contatto umano e dell’applauso, male a chi guarda e ascolta con attenzione e coinvolgimento, ma a distanza. Quel vuoto deve essere colmato al più presto. In Italia si fa poca attenzione alla cultura, ma la cultura, la musica, il teatro, l’arte, sono salvifici. La dimostrazione è l’aiuto che i teatri e il Costanzi soprattutto per noi romani, ma anche altrove, sono stati di grande aiuto in questo periodo drammatico. Con la speranza di tornare ad applaudire dal vivo, grazie al teatro dell’opera di Roma per avere offerto tanta gioia ed emozione.

Pina Giacomazzi