REGIA MARIO MARTONE

DIREZIONE DANIELE GATTI

ANDRZEY FILONCZYK FIGARO

RUZIL GATIN ALMAVIVA

VASILISA BERZHANSKAYA ROSINA

ALESSANDRO CORBELLI DON BARTOLO

ALEX ESPOSITO DON BASILIO

PATRIZIA BICCIRE’ BERTA

ROBERTO LORENZI FIORELLO

CORO ROBERTO GABBIANI

Il Barbiere di Siviglia è un’opera buffa in due atti,su libretto di Cesare Sterbini, tratto dalla commedia di Beaumarchais del 1775, commissionata a Rossini da Francesco Sforza Cesarini, impresario dell’odierno teatro Argentina di Roma e in questo teatro andato in scena nel carnevale del 1816, il 20 febbraio, nonostante il committente fosse morto pochi giorni prima. Il primo titolo fu Almaviva, ossia l’inutile precauzione, quale omaggio a Paisiello. La prima serata fu un clamoroso insuccesso, ma subito si tramutò nel suo contrario e il pubblico lo acclamò con entusiasmo.

Opera delle più conosciute e rappresentate, il teatro dell’opera di Roma nella tragicità di questo momento ha voluto presentarla in un allestimento del tutto desueto, nel teatro vuoto e con l’assenza del pubblico che ha potuto assistere da casa attraverso il canale televisivo di Rai 3. la brillante sinfonia introduttiva ha sottolineato quella quasi spettralità.

La regia di Mario Martone ha trasformato la platea vuota e l’intero teatro Costanzi in un set cinematografico quasi surreale sormontato da una rete di fili simbolici, metafora della prigione nella quale il vecchio don Bartolo tiene prigioniera l’amata Rosina per riuscire a sposarla, rete che sarà nel lieto finale recisa da Figaro, l’artefice del lieto matrimonio fra la giovane e il conte d’Almaviva . Tutti gli spazi del teatro sono in funzione della scenografia: i palchi per il coro, quello centrale trasformato nel balcone della casa di don Bartolo, il foyer, dove arrivano il direttore d’orchestra e Figaro per cambiare l’abito dopo una corsa per Roma in motocicletta accompagnati dalla famosa aria Largo al factotum ed entrare nella platea. Vengono inseriti nel secondo atto degli spezzoni di filmati di repertorio. I costumi di Laura Biagiotti, scelti fra quelli esistenti, vengono indossati dai cantanti con l’aiuto di due addette del teatro.

Gli interpreti quasi tutti giovanissimi sono: Andrezey Filonczyk (baritono),un Figaro d’eccezione, per la vocalità e spigliatezza interpretativa, Ruzil Gatin (tenore), Almaviva, nonostante grazia e presenza scenica, ha una vocalità leggera, da maturare, Vasilisa Berzhanskaya (mezzo soprano), Rosina, bella interpretazione, ottime le agilità , vocalità calda e avvolgente ,riesce a realizzare sia i toni bassi sia quelli alti, Alessandro Corbelli (baritono-basso),don Bartolo, meraviglioso interprete del ruolo di buffo, grande esperienza e vocalità matura per affrontare questo ruolo, ottima interpretazione ed espressività, Alex Esposito (basso), risulta sempre essere una grande garanzia vocale e recitativa, don Basilio,Patrizia Biccirè (soprano), Berta, alla quale è affidata l’unica e famosissima aria Il vecchiotto cerca moglie interpreta magistralmente nella sua comicità e tragicità la condizione della vecchiaia che non sa spesso rendersi conto della realtà, Roberto Lorenzi,(basso-baritono),Fiorello. Nel complesso un ottimo cast anche per la per la chiarezza della dizione pur essendo in maggioranza composto da stranieri.

Daniele Gatti dirige brillantemente l’orchestra e attraverso alcuni gesti , quali la misurazione della febbre di don Basilio, ricorda la realtà che stiamo vivendo. Alla fine del secondo atto viene tagliata l’aria Cessa di più resistere.

Il maestro Roberto Gabbiani dirige il coro con la ben conosciuta competenza.

Uno spettacolo riuscito e dignitoso, nonostante la visione del teatro vuoto ricordi costantemente la situazione drammatica di questo momento e riporti il pensiero alle incertezze, ai dubbi, alla paura forse che il teatro e soprattutto il teatro d’opera non possano essere presto rivissuti da un pubblico in presenza. Credo per tutti, musicisti, cantanti, operatori dello spettacolo sia doloroso vivere questa situazione anomala. I protagonisti hanno bisogno dell’applauso e dell’abbraccio del pubblico, perché solo questo può dare forza e speranza e gli spettatori di riconoscersi nel comune amore per lo spettacolo, di sentirsi uniti spiritualmente. E’ necessario alimentare questa speranza, accettando di vedere alla televisione o in streaming tutto ciò che ci viene offerto e che risulta possibile attuare. Un ringraziamento al teatro dell’opera di Roma.

PINA GIACOMAZZI

b

U