Direzione Stefano Montanari

Regia Davide Marranchelli

Sabina Gaia Petrone

Don Petronio Omar Montanari

Trifoglio Fabio Capitanelli

Claudio Giorgio Misseri

Anastasia Manuela Custer

Rosaura Claudia Urru

Anselmo Daniele Lettieri

Fondazione Donizetti

Il festival Donizetti di Bergamo 2020, nell’impossibilità a causa dell’epidemia Covid di rappresentare le opere scelte per questa edizione dal vivo, ha scelto di offrire anche in occasione dell’inaugurazione del teatro dedicato al grande musicista bergamasco la possibilità di assistere in streaming WebTV agli spettacoli.

L’opera rappresentata in apertura è stata il Marino Faliero che RAI 5 ha voluto offrire al pubblico attraverso il canale televisivo, le altre due sono state visibili attraverso il Web.

Le Nozze in villa furono eseguite la prima volta in occasione del carnevale a Mantova nel 1819. Ebbe due riprese a Treviso e a Genova, dove fu stampato un libretto che ha aiutato a chiarire l’argomento. Questo è l’unico dato certo in quanto questo dramma buffo era presente in un’unica partitura incompleta, mancando il quintetto del secondo atto e non ci sono pervenute testimonianze dirette. Bartolomeo #Merelli trasformò il libretto in opera buffa, traducendo la commedia di August von Kutzebue con il titolo I provinciali.

Opera mai più eseguita, il teatro Donizetti permette, come in altre ultime occasioni, di ricostruire il percorso donizettiano giovanile con opere non più presenti sui palcoscenici da 200 anni. La regia sfrutta la platea del teatro introducendo una partita di calcio alla fine della quale il direttore stesso rompe il pallone e da inizio al racconto. Nello spazio teatrale si stanno svolgendo i preparativi per un matrimonio, quello di Sabina, organizzato dal padre Don Petronio, più preoccupato di risolvere i problemi economici che della felicità della figlia, figlia che lavora in un’agenzia organizzatrice di cerimonie e banchetti di nozze. Sei mimi fungono da fotografi che si aggirano sulla scena pronti ad immortalare qualsiasi gesto. Non manca l’allestimento del cattivo gusto, come di solito avviene in questi casi: cigni che sembrano costruiti con materiali creativi, palloncini colorati e ogni sorta di oggetti ,una torta gigantesca, gli stessi abiti, di varie fogge, sono il trionfo della volgarità e i personaggi si vestono e si svestono continuamente. Claudio, il fortunato innamorato corrisposto di Sabina, destinato alla fine ad ottenerne la mano non pretendendo la dote, entra in scena con un vestito a fiori, bermuda e canottiera visibile sulla camicia aperta. La promessa sposa non mancherà di sfoggiare attraverso il cambiamento in scena dei vestiti la sua giovanile bellezza. Il genitore don Petronio e Trifoglio, lo sposo scelto dal padre di Sabina ritenendolo ricco, ricoprono il ruolo di basso buffo di rossiniana memoria, influenza rossiniana chiaramente presente in quest’opera giovanile di Donizetti.

Il cast è di buon livello: Gaia #Petrone (mezzosoprano), è Sabina, la sposa promessa, vocalità calda, ottime le agilità e una presenza scenica che si impone con grazia e leggerezza, notevole la cavatina del primo atto: Sospiri del mio sen, modellata su Di tanti palpiti del Tancredi rossiniano, espressione degli affetti e di tenerezza, Omar #Montanari (baritono) è don Petronio, Fabio #Capitanucci (baritono), è Trifoglio, l’aspirante marito, pronto, senza tornaconto economico, a recedere dall’impegno. Ricoprono ambedue il ruolo i di bassi buffi e quasi di personaggi caricaturali, notevoli per vocalità e presenza scenica, Giorgio #Misseri (tenore) è Claudio, l’innamorato corrisposto che riuscirà ad ottenere la mano della donna amata, vocalità tenorile luminosa belcantistica, Manuela #Custer (mezzosoprano),vivace e divertente Anastasia, Claudia #Urru (soprano), Rosaura, Daniele #Lettieri, (tenore) Anselmo, tutti all’altezza del ruolo sia per la sicurezza vocale che per l’interpretazione.

Il maestro Stefano #Montanari dirige accompagnando al fortepiano strumenti originali con rigore filologico, ottenendo nei concertati intensa musicalità. E’ reintegrato il quintetto del secondo atto, ricomposto in stile da Elio e Rocco Tanica.

Un’opera gradevole, allegra, pur consentendo momenti di riflessione sui difetti dell’animo umano,necessaria nel momento difficile che stiamo vivendo, contrastante rispetto al Belisario, realizzato in forma concertistica da un cast d’eccezione, ma quasi apparizione spettrale nel teatro vuoto . Con le Nozze in Villa , pur se non dal vivo, si è vissuto un momento di leggerezza, di allegria , ma nel percorrere con lo sguardo quel vuoto si è avvertito il silenzio e anche se in lontananza è prevalsa la commozione.

Pina Giacomazzi