DIRETTORE DANIELE GATTI

DIRETTORE DANIELE GATTI
REGIA,SCENE,COSTUMI,LUCI DENIS KRIEF

ROMEO VASILISA BERZHANSKAYA

GIULIETTA BENEDETTA TORRE

TEBALDO GIULIO PELLIGRA


LORENZO NICOLA ULIVIERI

CAPELLIO ALESSIO CACCIAMANI

Orchestra e coro Teatro dell’opera di Roma

I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo #Bellini, tragedia lirica in due atti, scritta rapidamente su commissione  all’inizio del 1830 ,vengono rappresentati all’inizio dello stesso anno  alla Fenice di Venezia su libretto di Felice #Romani che l’aveva rimaneggiato da un testo scritto sullo stesso argomento per  Nicola #Vaccaj .  Il libretto si rifà  soprattutto alle novelle del #Bandello e ad altri racconti e si allontana dal modelo sakespeariano. Protagonista è la lotta fra le due famiglie, fra le due fazioni opposte di guelfi e ghibellini, causa della tragedia. In quest’opera  Bellini attinge da altre scritte precedentemente, delle quali si sentono gli echi, soprattutto  Adelson e Salvini Zaira. Dal teatro dell’opera di Roma  , nel quale ebbe una prima rappresentazione nel 1967, era assente da lungo tempo.

La cifra di lettura dell’opera e la sua teatralità si basano sulla musicalità, sulla melodia , che la rendono espressione di sentimenti delicatissimi,elegiaci, non teatro  di azione.

Il regista Denis #Krief firma la regia, le luci,  le scene, i costumi, in stretta collaborazione con l’orchestra diretta da Daniele #Gatti.
La scena è essenziale, costruita con materiali lignei che ricordano il Globe theatre e si presenta come una piazza circondata da archi che ricordano alcuni quadri di De Chirico , spazio metafisico e acustico eccezionale. Semplici grate e pannelli  in legno vengono spostati per consentire il cambiamento di scena. Una sorta di filo spinato segna il confine  che separa le due famiglie dei Capuleti e Montecchi. I vestiti sono novecenteschi e i personaggi maschili, coro e protagonisti,  fatta eccezione di Capellio e Lorenzo, impugnano armi moderne, fucili e pistole. Quest’ultimo indossa l’abito talare, come nell’opera di Sakespeare.    Il famoso balcone non c’è e non è presente nel libretto. Ben riuscita la scena nella quale Giulietta si tortura davanti al manichino sul quale è disposto l’abito nuziale, ma anche la successiva, nella quale la fanciulla , impazzita dal dolore, si aggira ormai vestita per la cerimonia, fra i tavoli preparati per la festa, sola nella sua disperazione.

La vocalità belcantistica sottolinea lo stato d’animo del personaggio. Estrema la delicatezza soprattutto nei duetti. Gatti rivitalizza il recitativo, che è comunque ancora lontano da quello verdiano. Accordo, suono, colore preparano la scena.

 Il ruolo di Romeo è affidato al mezzosoprano femminile, ruolo “en travesti” voce che sostituisce quella dei castrati  ai quali venivano affidate nel ‘600-‘700 le parti dei giovani, e Romeo è giovanissimo e tale ruolo non poteva essere affidato pertanto ad un tenore. I tenori avevano il ruolo di personaggi di “carattere”, padri, sacerdoti, figure istituzionali. I due innamorati sono degli adolescenti.

I protagonisti, tutti di ottimo livello, garantiscono l’alta qualità del canto. La serata alla quale si riferisce la recensione vede due cantanti del secondo cast: Benedetta Torre e Giulio Pelligra, rispettivamente Giulietta e Tebaldo.

La giovanissima Vasilisa #Berzahanskaya (mezzosoprano) è Romeo, ha una vocalità promettente , contraltistica e calda nei toni bassi, con punte sopranistiche che riesce ad affrontare brillantemente  nonostante le difficoltà del ruolo.  Coinvolgenti la cavatina d’entrata “Se Romeo t’uccise il figlio”,in cui il giovane rivendica la sua volontà di noin volere uccidere il fratello di Giulietta, morte dovuta a causalità in battaglia, conseguenza dell’odio fra famiglie, seguita dalla cabaletta “La tremenda ultrice spada”, in cui Romeo dovrebbe toccare il si naturale .

Benedetta #Torre (soprano), è una splendida  adolescenziale Giulietta, dai toni  e dalle sfumature delicate della voce,splendidi e coinvolgenti i duetti all’unisono con Romeo, in particolare nell’ultimo atto, nello spazio della tomba,in cui Ypnos e Thanatos si incontrano e   l’aria del soprano si spegne in  un “recitar cantando” di potente e delicatissima suggestione, Giulio #Pelligra (tenore), Tebaldo, rivela  un timbro chiaro  e belcantistico,agilità,  capacità interpretative, soprattutto nella scena con Romeo, in cui ambedue gettano le armi travolti dal dolore per la morte di Giulietta .

Nicola #Ulivieri ( baritono-basso) è Lorenzo, ottima interpretazione del frate , servitore dei Capuleti, ma protettore di Giulietta, e Alessio Cacciamani (basso ) Capellio, profonda vocalità e capacità interpretativa nel ruolo del padre padrone.   Il canto fra questi due  personaggi maschili avviene all’unisono, innovazione belliniana.   

La direzione di Daniele Gatti che torna a dirigere quest’opera dopo 30 anni dal debutto a Bologna nell’89 e nel ’92 a Londra , offre una musicalità di grande lucentezza ed espressività, rarefatta negli archi e nella valorizzazione degli strumenti solisti, volte a ridefinire i personaggi, ripensata nei recitativi, che vengono quasi cesellati.

IL coro del teatro dell’opera diretto dal maestro Gabbiani , coro solo maschile, accompagna l’azione diviso nelle due fazioni, dando prova sempre di grande competenza e preparazione.

Il pubblico è commosso e coinvolto, molti gli applausi . Ci auguriamo che il belcanto non tramonti mai e continui nel tempo ad essere riproposto, soprattutto per le nuove generazioni.

Giuseppina Giacomazzi